Nasce FOCE: la confederazione degli oncologi, cardiologi e ematologi

Pubblicato il:
20.10.2020

Roma, 20 ottobre 2020 – Nasce FOCE, la ConFederazione degli Oncologi, Cardiologi e Ematologi. È la prima alleanza al mondo che unisce gli esperti che trattano le grandi patologie di queste tre aree mediche, che interessano più di 11 milioni di cittadini in Italia. Sono pazienti fragili che, se contagiati dal Covid-19, rischiano gravi conseguenze, fino alla morte. FOCE intende collaborare con le Istituzioni per affrontare l’emergenza sanitaria in corso, indicando proposte concrete in grado di coniugare continuità di cura e sicurezza dei pazienti: dalla definizione di linee guida e protocolli di trattamento uniformi, alla strutturazione della telemedicina fino alla ridefinizione del rapporto con la medicina del territorio. Non solo. FOCE nasce con una visione di lungo periodo, che va oltre la pandemia, per promuovere e risolvere problemi comuni come l’accesso uniforme alle terapie innovative su tutto il territorio, percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, l’adesione agli screening e la prevenzione con progetti di sensibilizzazione sugli stili di vita sani. Infatti, in Italia, più del 30% del totale dei decessi (37% negli uomini e 26% nelle donne) è dovuto a fattori di rischio ben noti e modificabili: fumo, alimentazione scorretta, sedentarietà, eccesso ponderale, consumo eccessivo di alcol. Nel 2016, nel nostro Paese, su un totale di 614.307 morti, circa 191.000 sono state causate proprio da stili di vita sbagliati. La ConFederazione, presentata oggi con una conferenza stampa virtuale, è espressione diretta delle Società scientifiche dell’oncologia (AIOM), cardiologia (SIC) e ematologia (SIE), e di due delle Fondazioni di riferimento “Insieme contro il cancro” e “Cuore e Circolazione”.
“FOCE nasce dall’esperienza del Tavolo Tecnico, istituito lo scorso giugno dal Ministro della Salute, on. Roberto Speranza – afferma il Prof. Francesco Cognetti, Presidente di FOCE e di Fondazione Insieme contro il Cancro -. Il Tavolo ha condotto alla stesura del Documento, che disegna modalità organizzative e percorsi volti a ridurre al minimo il rischio di infezione nei pazienti e nel personale sanitario. Uno dei compiti immediati di FOCE è proprio il costante aggiornamento del Documento, in relazione alle esigenze dettate dalla crisi sanitaria. È essenziale garantire la continuità e l’aderenza alle terapie, anche in questa fase della pandemia in cui si registra un netto aumento delle infezioni”. “Negli scorsi mesi di marzo e aprile – continua il Prof. Cognetti -, i pazienti oncologici e con malattie cardiovascolari sono andati incontro a sospensioni di terapie o cancellazioni di interventi chirurgici, visite di controllo e altri gravi inconvenienti. Non solo. In quel periodo, circa il 20% dei pazienti oncologici, che avrebbe dovuto essere sottoposto a trattamenti utili, ha scelto di non recarsi nei centri per timore del contagio. Abbiamo imparato molto dall’esperienza già vissuta. L’aderenza alle terapie è fondamentale e i malati devono continuare ad andare in ospedale per curarsi. Altrimenti rischiamo di vanificare gli importanti progressi ottenuti, grazie anche a trattamenti sempre più efficaci. Basti pensare che oggi sono circa 3,6 milioni i cittadini in Italia vivi dopo la diagnosi di cancro, con un incremento del 37% rispetto a 10 anni fa. Ma oggi siamo preoccupati per l’aumento dei casi di Covid, che rischiano di saturare i letti di degenza ordinaria e delle terapie intensive a discapito dei nostri pazienti, con progressive cancellazioni di interventi salvavita. La fragilità del sistema complessivo è testimoniata dal tasso di mortalità fra i contagiati dal Covid, che viene riferito come particolarmente elevato nel nostro Paese da tutte le agenzie internazionali più accreditate. Servono, quindi, riforme strutturali ed organizzative sostanziali e immediati nuovi finanziamenti, come quelli del MES, e assunzione di personale medico per scongiurare quanto si è verificato la scorsa primavera. Inoltre, va prevista la divisione fra ospedali Covid e ospedali Covid free, dove i pazienti con patologie gravi come i cardiologici e gli oncoematologici possano recarsi in sicurezza, mantenendo la continuità di cura. La soluzione non può essere soltanto l’incremento della pressione assistenziale sugli ospedali generali, ma deve essere il potenziamento della sanità territoriale, del tutto inesistente in molte Regioni, la responsabilizzazione e il coinvolgimento dei medici di medicina generale, e lo sviluppo di sistemi di telemedicina per il monitoraggio domiciliare per esempio dei pazienti neoplastici in follow up e dei positivi al Covid paucisintomatici. È fondamentale infatti evitare i ricoveri inutili e, quindi, allentare la pressione sugli ospedali. È importante il reclutamento di un numero consistente di specialisti intensivisti, rianimatori e infettivologi. Serve, infine, una diversa politica dei tamponi, vista la carenza dei reagenti, da riservare prioritariamente ai contatti delle categorie di pazienti a rischio e dei loro familiari e caregiver”.
Il Covid-19 è caratterizzato da un’elevata contagiosità. Nell’85% dei casi determina una malattia subclinica o di grado lieve ma, rispetto all’influenza, provoca più facilmente complicanze respiratorie come polmoniti gravi e polmoniti interstiziali nel 10-15% dei casi e il 5% dei pazienti contagiati richiede il ricovero in terapia intensiva. La letalità è stimata intorno al 2-3%. “Nei pazienti con malattie ematologiche maligne contagiati dal virus la mortalità raggiunge il 37%, una percentuale altissima – sottolinea il Prof. Paolo Corradini, Vicepresidente FOCE e Presidente SIE (Società Italiana di Ematologia) -. E la patologia in fase avanzata rappresenta un ulteriore fattore di rischio di morte. Per questo, dobbiamo continuare a trattare i pazienti ematologici, garantendo loro le terapie salvavita come il trapianto di midollo e le CAR-T. L’interruzione dei trattamenti determina una progressione dei tumori del sangue molto più velocemente di quanto accada, ad esempio, nelle neoplasie solide. Per creare una ‘gabbia’ di protezione intorno al paziente, è fondamentale, come evidenziato nel Documento del Tavolo Tecnico, vaccinare contro l’influenza e lo pneumococco non solo i pazienti, che solo in alcuni casi sviluppano una risposta immunitaria, ma anche i famigliari, i caregiver e gli operatori”. “Vanno messi in atto tutti gli strumenti per preservare gli ottimi risultati nella cura sia dei tumori solidi che del sangue – continua il Prof. Fabrizio Pane, Tesoriere FOCE -. Negli ultimi anni è nettamente migliorata la sopravvivenza in molte malattie neoplastiche del sangue, grazie all’introduzione nella pratica clinica (e nella sperimentazione) di numerosi agenti farmacologici innovativi. Innumerevoli sono gli esempi, tra cui si può annoverare la leucemia mieloide cronica, in cui la maggioranza dei malati ha una aspettativa di vita paragonabile a quella di una persona non affetta dalla patologia, al mieloma multiplo che ha visto triplicare la aspettativa di vita dei pazienti in poco più di 15 anni, fino al caso delle leucemie acute, da sempre patologie poco curabili, che adesso hanno visto finalmente l’introduzione dei primi farmaci biologici e di immunoterapie specifiche”.
Anche le patologie cardiovascolari sono caratterizzate da progressi importanti, che la pandemia rischia di compromettere in assenza di misure adeguate. Le malattie del cuore interessano circa 7,5 milioni di persone in Italia. “In 36 anni (1980-2016) la mortalità totale si è più che dimezzata e il contributo delle nuove terapie per le malattie cardiovascolari è stato quello che più ha influito su questa tendenza – afferma il Prof. Ciro Indolfi, Vicepresidente FOCE e Presidente SIC (Società Italiana Cardiologia) -. Nello stesso periodo, la mortalità per le malattie ischemiche del cuore si è ridotta di circa il 68% e quella per patologie cerebrovascolari del 73%. Durante la prima ondata della pandemia, i ricoveri ospedalieri di emergenza per infarti e ictus si sono dimezzati, molte persone sono morte a casa o sono sopravvissute con danni gravi al cuore o al cervello, perché gli eventi cardiovascolari gravi sono tempo-dipendenti. Il rinvio degli interventi di angioplastica coronarica e di altre procedure elettive come la TAVI e la Clip mitralica ha portato a un aumento della morte prevenibile e della disabilità e ad un arretrato dei tempi di attesa difficile da riassorbire. FOCE rappresenta lo strumento per riorganizzare negli ospedali percorsi ad hoc per i pazienti cardiopatici acuti che dal territorio si ricoverano in urgenza con programmi specifici, recuperando anche le visite e gli esami strumentali non effettuati. Va anche affrontato il tema cruciale della effettuazione e diffusione dei test rapidi nei malati che si ricoverano in urgenza senza un appropriato triage. Inoltre, non va dimenticato che il Covid-19 innesca una risposta infiammatoria, che può danneggiare il cuore e i vasi sanguigni e aumentare il rischio di coagulazione del sangue, causando infarti, ictus ed embolia polmonare”.
A settembre 2020, su quasi 4200 cartelle cliniche analizzate dall’Istituto Superiore di Sanità, relative a decessi con Covid-19, solo il 3,8% non presentava altre patologie, mentre il 62,6% era caratterizzato addirittura da tre o più co-morbosità. Tra queste, la cardiopatia ischemica era presente nel 28% dei decessi con Covid-19, la fibrillazione atriale nel 23,4%, lo scompenso cardiaco nel 16% e l’ictus nel 10,6%. Inoltre, nei decessi con Covid-19, anche le condizioni a rischio cardiovascolare erano fortemente presenti con il 65,8% per l’ipertensione arteriosa, il 29,5% per il diabete mellito-Tipo 2 e il 10,4% per l’obesità. “Questi dati dimostrano come la prevenzione delle malattie cardiovascolari abbia un ruolo primario per garantire e mantenere uno stato di salute sano, anche durante la pandemia – spiega il Prof. Francesco Romeo, Segretario FOCE e Presidente Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus -. FOCE vuole avviare campagne per promuovere stili di vita sani, fondamentali nel contrasto sia dei tumori che delle malattie del cuore. In Italia, infatti, il 40% degli adulti presenta almeno tre dei fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione, ipercolesterolemia, sedentarietà, fumo, eccesso ponderale, scarso consumo di frutta e verdura) e solo una piccolissima quota, inferiore al 3%, risulta del tutto libera dall’esposizione a rischi cardiovascolari noti”.
Nel 2020, nel nostro Paese, sono stimati 377.000 nuovi casi di cancro. “Nessuna Regione è a pieno regime nel riavvio degli screening, anche per ostacoli di carattere amministrativo, e molte non hanno neppure iniziato a recuperare gli esami non effettuati – continua il Prof. Giordano Beretta, Vicepresidente FOCE e Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Una situazione molto grave, perché i ritardi potrebbero determinare, nei prossimi mesi, casi di cancro scoperti in fase avanzata, con necessità di trattamenti più aggressivi e di maggiori risorse. Nei primi 5 mesi del 2020 infatti, a causa del Covid-19, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Serve una nuova organizzazione dell’assistenza, che permetta di strutturare le reti oncologiche regionali, creando un forte legame sia con il territorio che fra i diversi centri. La pandemia ha evidenziato ancor più la necessità del collegamento fra ospedale e territorio, indispensabile per evitare il collasso del sistema sanitario”. “Le reti, oggi presenti solo in alcune Regioni e in forme diverse – conclude il Prof. Beretta -, rappresentano il modello per garantire l’accesso a diagnosi e cure appropriate e di qualità, per razionalizzare le risorse, per implementare i programmi di prevenzione primaria, per arginare il fenomeno preoccupante delle migrazioni sanitarie e per migliorare l’estensione e l’adesione agli screening. Le Regioni dotate delle reti hanno affrontato il periodo più difficile della pandemia, garantendo una migliore assistenza. FOCE rappresenta, quindi, un ulteriore riferimento per le Istituzioni nazionali e locali per il reale avvio delle reti regionali in tutto il territorio, affiancandosi alle singole Società Scientifiche e potenziandone il ruolo e l’impatto mediatico. FOCE promuoverà, infatti, anche campagne di sensibilizzazione sugli stili di vita sani, perché il 40% dei casi di cancro può essere evitato con la prevenzione, e sull’adesione agli screening organizzati dal Servizio Sanitario Nazionale”.

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