Tumore del colon-retto, 48.100 casi in Italia nel 2022. + 4.400 in 2 anni

Pubblicato il:
10.2.2023

Nel2022, in Italia, sono state stimate 48.100 nuove diagnosi di tumore delcolon-retto (erano 43.702 nel 2020). In due anni l’incremento è stato di quasi4.400 casi (4.398). L’impatto della pandemia e dei ritardi negli screeningaccumulati durante l’emergenza sanitaria è evidente nei numeri e si traduce inuna vera e propria epidemia di neoplasie colorettali. È dimostrato che il testper la ricerca del sangue occulto nelle feci è in grado di ridurre la mortalitàdi circa il 30%. Non solo. Proprio questa neoplasia, in epoca prepandemica, èstata l’esempio dell’efficacia dei programmi di prevenzione secondaria: nelnostro Paese, nel 2020, i tassi di incidenza erano in diminuzione del 20%rispetto al picco del 2013. Ma lo stop agli screening durante il piccopandemico e i successivi ritardi nella ripresa dei programmi hanno vanificatogli ottimi risultati ottenuti. E sette cittadini su 10 non eseguono il test perla ricerca del sangue occulto, che il sistema sanitario offre gratuitamenteogni due anni a tutti i 50-69enni. Per questo l’Associazione Italiana diOncologia Medica (AIOM) promuove un grande progetto di sensibilizzazione permigliorare l’adesione al test, che partirà nelle prossime settimane. Sarannorealizzati spot, opuscoli, una forte campagna social ed è previsto ilcoinvolgimento attivo delle farmacie. L’annuncio viene dal Convegno AIOMdedicato alle neoplasie gastrointestinali (“News in GI Oncology”), che si apreoggi a Padova.

“Iltumore del colon-retto in Italia è il secondo più frequente dopo quello dellamammella – afferma Saverio Cinieri, Presidente Nazionale AIOM -. Lasopravvivenza a 5 anni raggiunge il 65%. Lo screening colorettale è in grado diindividuare, oltre alla presenza della neoplasia ogni 850 personeasintomatiche, anche adenomi, cioè polipi, potenzialmente in grado ditrasformarsi in cancro ogni 150 individui analizzati. La loro rimozione primadello sviluppo della neoplasia permette di ridurre i nuovi casi. Stiamoassistendo a un lento riavvio dei programmi di screening, ma non è sufficiente.Servono iniziative concrete per frenare l’incremento delle diagnosi. Vannoanche colmate le differenze territoriali, visto che al Nord l’adesioneraggiunge il 45%, al Centro il 31% e al Sud solo il 10%. Inoltre, è importanteche il test sia esteso anche agli over 70. Così potremo salvare più vite. Ilprogetto della nostra società scientifica è in linea con obiettivi del PianoOncologico Nazionale recentemente approvato, che mira ad aumentare l’adesioneai programmi di screening, soprattutto a quello del tumore del colon-retto, ead allargare la fascia d’età dei cittadini da invitare dai 50 ai 74 anni”. Solocinque Regioni superano il target del 50% di adesione: il Veneto è la piùvirtuosa (quasi il 70%), seguono il Trentino, la Valle d’Aosta,l’Emilia-Romagna e il Friuli Venezia Giulia. In Veneto, nel 2022, sono statidiagnosticati 3.601 nuovi casi (1.970 uomini, 1.631 donne).  

“Iltumore del colon-retto insorge, in oltre il 90% dei casi, a partire da lesioniprecancerose che subiscono una trasformazione neoplastica maligna – spiega SaraLonardi, Direttore FF dell’Oncologia 3 all’Istituto Oncologico Veneto IRCCSdi Padova –. Per questo lo screening è così efficace: ci permette di rimuoverei polipi prima che diventino neoplastici, costituendo quindi una vera e propriaprevenzione primaria. Inoltre, se individuiamo la neoplasia durante le primefasi, possiamo intervenire tempestivamente e raggiungere i migliori risultatiin termini di guarigione. Tra i fattori di rischio rientrano gli stili di vitascorretti, in particolare sedentarietà, fumo di sigaretta, sovrappeso, obesità,consumo eccessivo di farine e zuccheri raffinati, carni rosse, alcol edinsaccati e ridotta assunzione di fibre vegetali. Gli stili di vita sani devonoessere rispettati anche dopo la diagnosi, sia per prevenire l’insorgenza direcidive che per migliorare l’efficacia dei trattamenti. I segni della malattiaprecoce non sono specifici e includono modifiche delle abitudini intestinali,fastidio addominale, perdita di peso e stanchezza persistente. Quando lapatologia è più avanzata si possono manifestare perdite di sangue durantel’evacuazione, dolori addominali, nausea o vomito. Il 20% dei casi, purtroppo,è scoperto tardi, quando sono già sviluppate metastasi, ma la prognosi diquesti pazienti è migliorata sensibilmente negli ultimi anni. Questi passiavanti sono legati da una parte alle nuove conoscenze biologiche, dall’altraall’individuazione di particolari bersagli molecolari che costituiscono iltarget di terapie innovative”.

“Èuna neoplasia estremamente eterogenea dal punto di vista genetico-molecolare - sottolineaFilippo Pietrantonio dell’Oncologia Medica Gastroenterologica alla FondazioneIRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano e membro del Direttivo Nazionale AIOM-. La maggior parte dei pazienti con tumore del colon-retto metastatico non èeleggibile ad un intervento chirurgico potenzialmente curativo. Al momento di iniziareil trattamento, deve essere effettuata la valutazione dello stato mutazionaledei geni indicati con l’acronimo RAS (KRAS e NRAS), di BRAF e di quellicoinvolti nelle funzioni di riparazione del DNA ‘mismatch repair’ ed elevata instabilità deimicrosatelliti.Questi geni funzionano come ‘interruttori’ che attivano i meccanismi dicrescita e replicazione delle cellule tumorali e possono essere nello statonormale o mutato. Lo stato normale di KRAS e NRAS, che rappresenta circa il40-45% del totale dei casi di carcinoma del colon-retto metastatico, indica cheil paziente ha maggiori probabilità di rispondere alla terapia a base dianticorpi monoclonali anti-EGFR”. “La mutazione di BRAF – continua FilippoPietrantonio - è individuata in circa il 10% dei casi ed è associata a unaprognosi peggiore, perché il tumore è più aggressivo e per una maggioreresistenza alle terapie. La mutazione V600E è la più frequente tra quelle di BRAF e il rischio di mortalità inquesti pazienti è più che raddoppiato rispetto a quelli ‘non mutati’. In questicasi, la disponibilità di una terapia mirata permette miglioramenti dellasopravvivenza globale, della risposta obiettiva e della sopravvivenza libera daprogressione”. “Circa il 5% dei pazienti con tumore del colon-retto metastaticomostraelevata instabilità dei microsatelliti, da cui deriva un alto numero dimutazioni – spiega Sara Lonardi -. Questa caratteristica sembrava ridurrela probabilità di trarre beneficio dalla chemioterapia tradizionale, ma ora sitrasforma in un certo senso in un vantaggio, perché permette di selezionare unsottogruppo di pazienti molto responsivi all’immunoterapia”.

Iprogressi nelle terapie si traducono nelle cifre: oggi in Italia 513.500 personevivono dopo la diagnosi. “L’oncologia di precisione richiede che sianoindividuate le caratteristiche molecolari della neoplasia, cioè i geni che ciaiutano a stabilire la cura più efficace – conclude il Presidente Cinieri -. Visono alterazioni geniche che, se presenti, possono fornire al clinicoinformazioni molto importanti sull’aggressività biologica del tumore e sullapossibilità di rispondere o meno alle terapie. In questo modo, possiamoindividuare la migliore strategia per il singolo paziente, con risparmi per ilsistema sanitario”.

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