Roma, 18 marzo 2026 – In Italia sono circa 3,7 milioni le persone che vivono dopo una neoplasia solida, mentre oltre 500mila convivono con un tumore del sangue. Numeri che evidenziano quanto sia fondamentale continuare a investire e rafforzare la ricerca clinica in oncologia ed emato-oncologia, l’ambito dove si concentrano la maggior parte dei trial. Secondo i dati del Sistema Informativo sui Trial Clinici (CTIS) europeo, oggi, in Italia, sono in corso 1.103 studi clinici su tumori solidi e del sangue che confermano il nostro Paese tra i più avanzati per qualità e quantità degli studi. L’attività di ricerca non risulta però distribuita in maniera omogena sul territorio. L’84% delle sperimentazioni coinvolge almeno un centro attivo in Lombardia, mentre la Campania è la prima Regione del Mezzogiorno (41%) preceduta da Emilia-Romagna (56%) e Lazio (46%). Più dell’80% di tutti gli studi rientra nell’ambito dei tumori solidi: in particolare, il 40% riguarda i carcinomi del polmone, della mammella, del colon-retto e della prostata. Il 19%, di tutti gli studi, è dedicato invece alle neoplasie del sangue (di questi il 34% è sui linfomi non-Hodgkin, il 28% sulle leucemie e il 23% sui mielomi). Il 74% degli studi è sponsorizzato dalle aziende farmaceutiche. Tra quelli no profit, il 56% è supportato da strutture sanitarie, il 24% da associazioni e fondazioni e solo il 20% da università e centri di ricerca. I 184 trial oncologici, avviati in Italia nel 2025, hanno coinvolto in totale 6.657 pazienti. È quanto emerge dal Working Paper “Protagonista della Ricerca. Il Paziente al centro dei trial in oncologia ed emato-oncologia”, realizzato da TEHA, società del Gruppo The European House – Ambrosetti, con il contributo non condizionante di Amgen. Il documento è presentato oggi a Roma in un evento a cui partecipano pazienti, clinici e rappresentanti delle Istituzioni nazionali e locali.
“Nel nostro documento, abbiamo cercato di tracciare un bilancio dell’attuale situazione che vede l’Italia all’avanguardia in Europa per qualità e quantità della ricerca prodotta. Le analisi evidenziano che stiamo ottenendo risultati importanti pur di fronte a molte difficoltà. Basti pensare che un centro oncologico su dieci non riesce ad arruolare nemmeno un paziente. Il 40% non raggiunge gli obiettivi di reclutamento iniziali e circa la metà dei partecipanti arruolati abbandona lo studio clinico prima del suo completamento – afferma Rossana Bubbico, Head of Think Tank, Health & Life Science, TEHA Group -. Le nuove sfide della ricerca clinica riguardano soprattutto la capacità di aumentare il numero di pazienti coinvolti e favorire una partecipazione più attiva e consapevole lungo l’intero percorso di sperimentazione, a fianco dei medici e del sistema. In questa direzione è fondamentale rafforzare strumenti come l’e-recruitment e promuovere i trial clinici decentralizzati, che grazie alle tecnologie digitali permettono di svolgere alcune procedure a distanza. Anche l’intelligenza artificiale può contribuire a semplificare i processi, ridurre la burocrazia e migliorare la qualità dei dati raccolti”.